Abitare la scuola, il saggio di Claudia Gattella

abitare la scuola

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Il saggio di Claudia Gattella, docente e consulente pedagogico-didattica di Vasto, affronta la riflessione critica della vita scolastica, ponendo le basi dell’auspicato cambiamento attraverso il format #abitarelascuola. Si tratta di un progetto interscolastico che promuove la valenza culturale della scuola e del territorio in cui è inserita. Questa è considerata come una vera e propria casa in cui il benessere di chi la vive diventa prioritario.

I principi di #abitarelascuola e le riflessioni di partenza

Ho iniziato a leggere il volume di Claudia Gattella e mi sono subito emozionata. Fin dalle prime pagine ho ritrovato quelle parole che, sulla scuola, da tempo volevo ascoltare. Come pedagogista e come madre di due bambini alla primaria, mi scontro costantemente con le rigidità organizzative delle strutture scolastiche che, anziché desistere, si amplificano di anno in anno, addirittura superando, a seguito delle procedure legate al covid, gli estremi del buon senso. Detto questo mi chiedo, se la scuola oggi è perlopiù un luogo dov’è promossa la distanza e scoraggiata la collaborazione, cosa ne rimarrà quando tutta la pressione sull’emergenza sarà terminata? Certamente bisognerà rivolgere lo sguardo a nuovi progetti e riflessioni per riuscire a ricostruire, da quei cocci, qualcosa di completamente diverso.

Nel format #abitarelascuola, scrive l’autrice, la scuola non è un luogo asettico, ma un’appartenenza emotiva, affettiva, cognitiva e intellettiva. Ogni partecipante della relazione educativa si sente parte di un gruppo. I riferimenti teorici per affrontare una metodologia incentrata a realizzare una scuola rivolta al fare cultura anziché nozionismo, sono quelli dell’attivismo pedagogico. Nessun metodo è imposto a chi insegna, è invece promossa la costruzione e la condivisione dei contenuti pedagogici. Dalle riflessioni teoriche ecco sorgere alcune parole chiave del progetto:

  • scuola del benessere
  • scuola dello star bene
  • scuola del bell’essere (educazione al bello in ogni ambito)

Prima di entrare nel vivo dell’esperienza del format, l’autrice ricostruisce l’excursus storico della scuola e riepiloga le criticità da tempo radicate nella prassi scolastica. Tra queste, l’immutabilità dalla riforma gentiliana, il sistema di competizione che induce il costante bisogno di ricevere approvazione da parte dell’altro, il persistere di una gerarchia riferita ai ruoli a discapito della cooperazione, la presenza di dirigenti scolastici con funzioni pressoché burocratiche-amministrative e dunque l’assenza di figure pedagogiche. Infine, è sottolineata la scarsa empatia con le famiglie degli studenti.

#abitarelascuola è lo scrollamento di una visione gerarchica, statica e adultocentrica. La scuola diventa “personocentrica”, un luogo dove ognuno si sente compiuto nel proprio fare, dove ognuno partecipa per la crescita personale e del sistema stesso.

Claudia Gattella

abitare la scuola
Claudia Gattella, autrice di “Abitare la scuola”

La scuola come luogo da abitare

Considerare la scuola nella medesima valenza in cui pensiamo alla casa, la nostra abitazione, significa renderla simbolicamente un luogo psicologico oltre che fisico. Il cambiamento a un contesto di questo tipo privilegerebbe il benessere degli studenti e il loro coinvolgimento. Da qui sorge il postulato iniziale del progetto: come può nascere una famiglia in una scuola?

Sapersi porre questa domanda è di per sé una risposta. Collegandoci a quanto detto precedentemente, significa che chi prende a carico il bambino (docenti, collaboratori, DS, Enti locali, Ministero), si sta mettendo in discussione per poter diventare erogatore di benessere. Esattamente come succede nelle famiglie, quando sono in crisi e si stringono per cercare soluzioni per il benessere di ognuno.

Claudia Gattella, pag. 35
abitare la scuola

Dunque, se la scuola riuscisse a considerare il bambino proprio come farebbe la sua famiglia, se s’interessasse al progetto formativo di questa, senza giudicarlo e senza dimenticarsi che è quello il primo luogo dove un bambino viene considerato persona, allora s’instaurerebbe quel luogo di benessere in grado di facilitare il raggiungimento degli apprendimenti. Le pagine che seguono queste premesse iniziali percorrono l’intero progetto a partire dalla definizione del problema e dal seguente postulato iniziale: che bambino vogliamo?

Il format #abitarelascuola

Per rispondere alla domanda, l’autrice espone il progetto educativo, ovvero la vision del format #abitarelascuola, e il fondamentale ruolo educativo (inteso nel suo senso più ampio) rivestito dalla scuola. Prosegue con una rassegna delle principali teorie pedagogiche di riferimento, facendo cenno al pensiero e al metodo di autori del passato come Janusz Korczac, Maria Montessori, Loris Malaguzzi, Rudolf Steiner; e contemporanei come Paolo Mai, Franco Lorenzoni, Daniela Lucangeli, Emily Mignanelli.

Poi passa ad analizzare il progetto formativo, ovvero la mission di #abitarelascuola, premettendo la differenza tra educazione e formazione e approfondendo le criticità del PTOF, lo strumento operativo della programmazione didattica e dell’organizzazione scolastica spesso fortemente distante all’agire effettivo e alla condivisione in team degli strumenti programmatici.

In un passato non lontano e forse ancora presente si voleva uno scolaro: attento, obbediente, ligio al dovere, ordinato, assennato.
É avvenuta una rottura. Come sopra detto il merito è delle famiglie che hanno fatto un grande salto nel pensare ai propri figli come ESSERE PERSONE, non per ciò che sanno fare, ma per come sono. E la risposta che arriva dalle famiglie accorate, e che forse è la stessa che vogliamo noi è: un bambino felice.

Claudia Gattella, pag. 86

Nel format #abitarelascuola è fondamentale considerare il bambino nel rispetto dei suoi tempi (e della sua volontà) di apprendimento. Diventa quindi necessario avvalersi del metodo dell’osservazione per poter comprendere le sue necessità e anche la sua natura. Considerando l’osservazione scientifica, unita a uno stile empatico, l’autrice introduce l’osservazione secondo l’approccio di Pedagogia per il Terzo Millennio (p. 91), fornendo esempi di griglia per l’osservazione del bambino nello “spazio vuoto”.

Dunque arriviamo al momento dell’elaborazione del progetto esperenziale/didattico, ovvero l’action di #abitarelascuola, che deve essere unico e irripetibile per ogni scuola. Diventa fondamentale ripensare agli spazi dell’aula. Dai presupposti del format è quindi necessario organizzare luoghi confortevoli, non asettici e vicini alla realtà dei bambini, proprio come una casa. Ma anche luoghi sicuri e in linea con le normative vigenti. L’autrice suggerisce la possibilità di un “dialogo architettura-pedagogia”, approfondendo la valenza educativa dell’ambiente e sottolineando la sua valorizzazione pedagogica. L’obiettivo diventa quello di realizzare uno spazio in cui “emerge la valorizzazione educativa del gioco e l’attività per piccoli gruppi; non esiste contrapposizione tra attività di gioco e di lavoro; è stimolata l’attività associativa e la trasmissione orizzontale degli apprendimenti; l’insegnante assume un ruolo decentrato e la funzione di regia educativa e di sostegno dell’apprendimento per scoperta; lo spazio scolastico costituisce una precisa variabile formativa.” A questo si aggiunge la volontà di coinvolgere direttamente i bambini nell’allestimento dei luoghi della scuola.

La considerazione dello spazio è importante quanto quella del tempo, che è qui considerato sia nel senso fisico, il tempo dell’orologio, sia nella valenza psicologica, legata alla percezione individuale di una serie di fattori che riguardano la vita. Da qui l’autrice propone alcune esperienze della “didattica in una scuola da abitare” approfondendo la Progettazione Curriculare e le modalità di insegnamento e apprendimento. In #abitarelascuola viene dato ampio rilievo all’importanza che per il bambino riveste la dimensione ludica anche per quanto riguarda l’apprendimento. Un aspetto che anch’io considero fondamentale nello sviluppo del bambino e che viene spesso sottovalutato. Vi invito a leggere, nel dettaglio, l’approfondimento proposto dall’autrice sul gioco, sull’apprendimento cooperativo (cooperative learning), sull’educazione tra pari (peer education), sull’Atelier, sul Role playing e sugli altri strumenti e metodi educativo-didattici trattati nel volume.

Il gioco è il modo in cui il bambino incontra “il mondo”, lo rielabora e lo fa suo, prende iniziativa, sviluppando la capacità di osservazione, esplorazione e progettazione. Inoltre, il gioco sviluppa dimensioni emotive, cognitive e sociali, incentiva la conoscenza dei prerequisiti linguistici, topologici e spaziali, della creatività e del pensiero divergente, e molte altre infinite abilità, conoscenze e competenze.

Claudia Gattella, pag. 162

Cosa ci si aspetta da #abitarelascuola?

Nella parte conclusiva del suo saggio, Claudio Gattella pone una riflessione sugli obiettivi del format. Alla domanda sulle aspettative, risponde: “Che tutte le scuole diventino luoghi da abitare” e riassume i punti fondamentali del progetto. A concludere il volume c’è una sezione dedicata alle esperienze raccontate da genitori, docenti e alcuni ex alunni che hanno sperimentato il format #abitarelascuola.

Un libro da leggere, evidenziare, sottolineare per tutti coloro che sentono l’urgenza di considerare il rinnovamento scolastico e migliorare il benessere di chi, la scuola, la vive.

Autore

  • Ester

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