3 racconti di Benji Davies

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Il Grotlyn (2018)

In una cittadina di altri tempi, tra panni appesi e camini fumanti, misteriosi e inquietanti rumori disturbano le notti degli abitanti. La piccola Rubi ha la coperta fino al naso quando sente una strana presenza – e suoni di passi – provenire dalla sua stanza.  Chi sarà quell’essere che importuna il suo sonno?

Anche Sam si accorge che c’è qualcosa di strano. Mentre è in pausa con un panino tra le mani, viene colto da un improvviso impatto che lo lascia a dir poco sgomento. Tutti lo sanno che si tratta del Grotlyn. Io potrei averlo visto, dichiaravano alcuni abitanti. Certo è che dopo il suo passaggio spariva anche una gran quantità di oggetti. Di cosa si trattava? Chi era quella lesta creatura? La fine della storia svela l’arcano mistero. Il ladruncolo è una piccola scimmia con un buffo piano. “Ma non temere, sogna – rilassa le membra! Non tutto è sempre quel che sembra.”

Era necessario avvisare i bambini prima di iniziare la lettura di Il Grotlyn. “Questa è una storia di paura”, ho detto loro. Erano curiosi e preoccupati allo stesso tempo. La loro espressione rifletteva indubbiamente quella di Rubi, la piccola protagonista della storia, nel momento in cui sale le scale. Ha un aspetto decisamente spaventato la povera Rubi. La sua stanza è terrificante. Ombre inquietanti e strani rumori non l’aiutano di certo a prendere sonno. Quell’oscura presenza corre via dalla sua casa per irrompere in una notte che avrebbe dovuto essere per tutti tranquilla. Non si sa proprio cosa aspettarsi da un racconto come questo!

La bravura di Benji Davies, l’amato autore londinese, non si smentisce davanti alle rime che narrano allegre la storia Il Grotlyn (traduzione italiana di Anselmo Roveda). Il mostruoso nome che Davies ha affibbiato al protagonista, ha un suono gotico e ruvido. Il piccolo lettore può però dormire sogni sereni poiché la storia, che sembrava essere di paura, prende ad un tratto una direzione diversa.

Si scopre che Il Grotlyn altro non è che una vivace scimmietta dall’aspetto circense. Una furba ladruncola che fa incetta di oggetti tra gli abitanti per costruirsi una mongolfiera su misura. Ma si tratta solo di un prestito, rassicura l’autore. Il Grotlyn non desiderava altro che vivere l’ebrezza di volare tra le nuvole. A scoprire il suo piano sarà proprio Rubi che, dalla finestra della sua camera, è spettatrice del volo del Grotlyn. Poi, nel finale del libro, corre sul tetto, insieme a Sam, per salutare la simpatica scimmietta mentre si allontana verso il cielo albeggiante. Rubi può finalmente tornare a fare sogni sereni.

Tad (2019)

Sul fondo dello stagno nuotava Tad, una minuscola quasi-rana. Era la più piccola dei fratellini e impiegava tutta la sua energia per stare al passo con gli altri girini. Non poteva assolutamente permettersi di perderli. Si diceva che Big Blub, un grosso e malvagio pesce ghiotto di girini, si aggirasse sul fangoso fondale. Seppure Tad non volesse credere alla sua esistenza, preferiva di gran lunga rimanere nella parte alta dell’acqua.

Giorno dopo giorno era in atto la lenta metamorfosi dei girini. Per Tad la transizione sembrava essere più lunga: le era ancora rimasta la coda quando i suoi fratelli già l’avevano persa.
Le notti nello stagno erano buie e lunghe. I girini dormivano uno accanto all’altro, avvolti in una grande foglia. Ad un certo punto Tad fece una terribile scoperta: ogni mattino mancava qualche fratellino all’appello. Successe che rimasero in tre, poi in due e infine solo lei. Rimasta sola, cercava i migliori nascondigli, tra sassi e cespugli, per non finire nella pancia del vecchio pesce. Era una quasi-rana molto intelligente, Tad. Quando l’insaziabile predatore la trovò, Tad si mise a nuotare più svelta che mai, finché fece un balzo oltre il pelo dell’acqua. Big Blub sprofondò nel fango, Tad era finalmente salva. Appoggiata ad un sasso, fuori dall’acqua, si accorse di essere ormai diventata una rana.

Il nuovo appassionate racconto di Benji Davies ha una tenera e super minuscola protagonista. Un girino al femminile. Una “girina”, direi, arguta, vivace e premurosa. Un’infante anfibio che, paragonata ai suoi coetanei, ha tempi evolutivi molto lenti, piuttosto pigri. Ma qui si direbbe che ogni “girino” ha i suoi di tempi. Un albo pieno di sfumature suggerite al lettore dai colori delle tavole e dai significati sottesi. La storia di Tad è (anche) uno spettacolo naturalistico dove narrazione e illustrazioni mostrano ai piccoli lettori il percorso di mutazione da larva-girino a rana. È una vera e propria “doppia vita” quella di questo animale che nasce acquatico e diventa terrestre.

La storia di Tad è anche una metafora della vita, dell’evoluzione, dei pericoli, della speranza, della voglia di farcela e, soprattutto, della volontà di credere in se stessi. Durante il racconto c’è un’interessante alternanza di luci e tenebre, di spensieratezza e preoccupazione. Tad è l’unica del gruppo a sopravvivere al grande pesce. Proprio lei che è la più piccola, la più lenta, la più indietro. Ha capito come guardarsi intorno, come osservare, come diventare scaltri. Raccoglie tutte le sue forze per compiere il primo salvifico balzo. Tad alla fine diventa adulta.

Fiocco di neve (2021)

Benji Davies firma questo albo dal sapore natalizio, con il suo indimenticabile stile pittorico che sa trasmettere le sensazioni climatiche, forse inglesi come la sua origine. Un’avventura che ha genesi nel cielo più alto, dove in una notte d’inverno, nasce un piccolo e candido Fiocco di neve. Claudio e Fabio lo vedono nell’illustrazione e dicono inteneriti: “Oh, com’è carino”. Già, lo è proprio! L’autore gli disegna occhietti, naso e bocca, oltre alle guanciotte azzurre. Ecco la storia. Nella sua prima e ultima esperienza, il grazioso fiocco di neve scende dal cielo, mentre in una piccola città tra le colline c’è una bambina di nome Noelle, che sta facendo ritorno a casa in compagnia dell’amato nonno, detto nonnino. Alla figura del nonno di Noelle, Benji Davies lascia una dedica a inizio libro.

Nelle immagini panoramiche, scorgiamo il piccolo fiocco di neve che tenta, mentre scende giù dal cielo, di trovare il posto migliore sul quale potersi posare. Il vento gli è da guida e, nel contempo, allunga la sua discesa. Apriamo la tavola in cui è rappresentata la città in penombra, con le vetrine accese. Mi fermo, invito i bambini a guardare la maestria pittorica. Gli chiedo (provate a rispondere anche voi!): “Osservate le strade, vi sembrano asciutte o bagnate?”, “Da cosa capite che anche l’aria e umida?”, “Guardate l’ombra di Noelle e del nonno davanti alla vetrina, come ha fatto ad essere così preciso, l’illustratore, nel distinguerla dalla luce gialla?”

Dopo il dialogo sulle tecniche artistiche, voltiamo pagina. Noelle ammira una vetrina in cui è allestito il più bell’albero di Natale mai visto. Ne vede molti altri di alberi finché non adotta il suo: un ramo trovato lungo il percorso. Intanto, il fiocco di neve continua la sua discesa. Incontra tanti altri fiocchi simi a lui (tutti carini, dicono Claudio e Fabio) e viaggia al loro fianco. L’autore precisa: ogni fiocco era diverso.

La bambina addobba il suo ramo in compagnia del nonno e della mamma. Tutto infiocchettato, lo appoggia fuori, sul davanzale della finestra e va a dormire. Forse state già immaginando il finale, dunque mi fermo qui. Ti lascio al piacere del risveglio dopo un’intensa nevicata notturna.

Autore

  • Ester

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