Che difficile! Guridi e la forza di esprimersi

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Quando mio figlio ha aperto il nuovo albo di Raùl Nieto Guridi mi ha rimproverata così (i bambini provano un singolare piacere nell’avere un motivo per cui riprendere i grandi): – Ma perché l’hai pasticciato questo libro? Ovviamente ho dato la colpa all’autore. È stato lui a scarabocchiarlo in quel modo. Che pasticcio! Una vera collezione di segnacci lasciati sopra a un libro di conti.

Eppure, abbiamo già scoperto quanto l’arte proposta da Guridi possa essere espressiva, immediata, essenziale e particolarmente rivolta alla profondità di un messaggio più che alla purezza del segno.

Pubblicato da Kite Editore, il racconto Che difficile! è scritto e illustrato da Raùl Nieto Guridi. Il libro è uscito per la prima volta in Spagna nel 2020 con il titolo Lo difícil per l’editore Tres Tigres Tristes. Un albo illustrato decisamente interessante sia per la particolare e audace scelta grafica, sia per il delicato argomento che l’autore ha scelto di raccontare ai bambini (età consigliata +7).

In questo libro le parole non appaiano stampate sopra i disegni, come siamo abituati a vedere, ma sono raccolto sopra le pagine nere che seguono le tavole illustrate. Viene lasciato al lettore lo spazio per sperimentare una sorta di respiro tra la visione dell’immagine e la lettura/ascolto del successivo testo; o forse una sorta di silenzio, che poi è il tema su cui ruota la vicenda del bambino protagonista.

Il bambino appare per la prima volta sopra il registro contabile che ho citato all’inizio, in preda a un poderoso sospiro che esprime tutta la fatica che sta vivendo durante le sue giornate fuori casa. Il protagonista ha grosse difficoltà a comunicare con gli altri, proprio non gli esce la voce. Non è difficile immaginare quanto possa essere complicata per lui una qualunque giornata.

Nelle pagine nere, quelle con il testo, sono riportati i pensieri del bambino. Leggendo il racconto entriamo direttamente nel suo mondo interiore fatto di tutte quelle parole che vorrebbe dire e che invece, il più delle volte, rimpiazza con un sorriso, fatto di numeri (allora era lui che contava) che usa per rilassarsi, fatto dell’insofferenza provata verso i rumori molesti e le persone che gridano.

Arrivo fino alla fermata del 21 contando. C’è un signore che respira rumorosamente. Ci sono voluti diciassette respiri perché arrivasse l’autobus. Li ho contati.

dal racconto Che difficile!, Guridi

I pensieri del bambino rivelano anche i meccanismi di difesa da lui attuati per proteggersi dalla sua fragilità. A scuola, in classe, vive completamente isolato, come se si trovasse dentro a una bolla. Proprio tra quei banchi minacciosi, l’autore crea un involucro ponendo uno scarabocchio intorno al protagonista. C’è tutta la sua impotenza in questo racconto. Un non farcela che richiede empatia da chi è accanto ai bambini che manifestano difficoltà comunicative, che restano in silenzio e preferiscono passare inosservati.

Il bambino, a un certo punto, riflette sopra le rassicurazioni ricevute dai suoi cari e dagli altri adulti che lo conoscono e desiderano aiutarlo: vedrai che con il tempo passerà, basta avere pazienza, tutto si risolverà da solo e via dicendo. Ogni tanto, con il cuore che accelera il battito, riesce a dire qualche parola sottovoce, in modo pressoché impercettibile. Eppure, nonostante sia tanto difficile, ciascun giorno diventa per il protagonista di Guridi un vero e proprio allenamento, una sfida con se stesso.

L’appuntamento con la frase riepilogativa dell’editore è presente ma questa volta scritta dallo stesso autore e stampata sulla terza di copertina. Quattro parole che invitano alla speranza e al supporto verso l’altro, senza giudizio: “Rendiamo facile il difficile”.

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Autore

  • Ester

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