Per davvero, Ester? Sequel del racconto di Anton Bergman

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Rieccomi a parlare di un libro che ho amato in maniera particolare soprattutto per il modo in cui si intrecciano le vite delle protagoniste, per la scrittura coinvolgente e per il fatto, non meno importante, che una dei due personaggi principali si chiama proprio come me! Già in occasione della prima recensione, avevo previsto (e sperato) l’arrivo del sequel in Italia. Si tratta del brillante racconto La Ester più Ester del mondo, scritto da Anton Bergman (pseudonimo di Maria Skymme) e accompagnato dalle stilistiche illustrazioni di Emma AdBåge. La perfetta resa linguistica della traduzione italiana è invece opera di Samanta K. Milton Knowles.

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Entusiasta di poter ritrovare le due amiche Ester e Signe, ho letto il libro in un unico pomeriggio tralasciando ogni faccenda che avevo in programma e che ha comunque continuato ad attendermi con aria impaziente. Ne è decisamente valsa la pena. Ho incontrato nuovamente le due ragazze coinvolte tra i sentimenti tipici di quella fanciullezza che si proietta verso l’età adulta e tra le emozioni generate dal loro confabulare. Prima, però, di procedere nel raccontarti il seguito intitolato Per davvero, Ester? ti consiglio vivamente di tornare a rileggere il primo articolo in modo da conoscere l’inizio della vicenda e le notizie sugli autori.

Corri a leggere la recensione di La Ester più Ester del mondo

Il primo racconto La Ester più Ester del mondo segna l’esordio dell’amicizia tra Signe e Ester, due bambine dal temperamento alquanto diverso ma che, nonostante ciò, diventano inseparabili. Credo che ciascuna delle due cerchi nell’altra proprio la parte più distante di se stessa. Signe è una bambina giudiziosa, educata in una famiglia tradizionale da genitori affettuosi e presenti. Ha un temperamento vivace ma non esuberante ed è di natura ubbidiente. Ester, al contrario, è un’ondata travolgente e, quando la sceglie come amica, invade la sua vita senza troppi complimenti. La ragazza altera gli equilibri delle giornate di Signe portandola sempre in bilico tra sicurezza e pericolo.

Sul piano narrativo, la figura di Ester è sostanziale per dare forma alla vicenda e creare il punto di rottura. Una Signe protagonista difficilmente potrebbe esistere senza l’entrata in scena di Ester e, viceversa, una Ester protagonista (perché alla fine lo sono entrambe) non potrebbe arrivare all’epilogo narrativo senza la suggestione di Signe. Sarà per la provenienza svedese, eppure nel rapporto tra le due si possono ritrovare alcune similitudini nel rapporti di amicizia tra Pippi Calzelunghe e Annika e Tommy Settergren, protagonisti del romanzo di Astrid Lindgren. Inizialmente Signe sembra dover tentare di tenere continuamente a bada l’esuberanza dell’amica. Si nota, poi, come Ester diventi preziosa per aiutarla a emergere, a essere coraggiosa e incisiva.

Ester, invece, appare spavalda e sicura di sé ma nasconde un’infinità di sottostrutture caratteriali che riesce a gestire soprattutto grazie alla posatezza di Signe. Interiormente, deve fare i conti con la perdita della mamma e con la presenza di un padre che ha dovuto, per forza di cose, farla crescere in modo un po’ più celere rispetto ai coetanei. La richiesta paterna esplode, poi, nel modo di fare della bambina che non mostra tanto un reale processo di maturazione, quanto quello di adultizzazione, un fenomeno che rischia di lasciare una serie di buchi durante l’età evolutiva. Ester sa preparare, infatti, squisiti “cavalieri poveri” in completa autonomia ma non appare sempre in grado di essere adeguata al contesto. Anche se, quel suo modo di essere fuori dalle righe finisce poi per essere l’elemento brioso, capace di trasformare il semplice esistere nel vero vivere.

Anche questa nuova avventura inizia tra i banchi di scuola. Quando la maestra individua Signe come rappresentante di classe, l’unica che non aveva alzato la mano per assumere l’ambito ruolo, riesce a convincerla solo proponendo la sua amica Ester come braccio destro. Le due partecipano alla prima riunione del consiglio degli alunni insieme ai rappresentanti delle altre classi e alla dirigente scolastica e, inesperte, ascoltano le proposte che arrivano dagli studenti. La principale (e quella che movimenterà l’intera vicenda) riguarda una raccolta fondi in occasione della Giornata Mondiale delle Nazioni Unite, a favore dei bambini profughi del mondo.

Signe e Ester, tornate in classe, riportano quanto è stato deciso durante l’assemblea. Da qui in poi le due e i loro compagni s’ingegneranno per trovare un modo per raccimolare i soldi da donare alla causa. Le iniziative avranno il sapore dell’ingenuità tipica dei bambini, per questo, da qui in avanti la lettura procede con il sorriso sulle labbra e con la comparsa di personaggi alquanto bizzarri! Verso la fine del racconto, la scuola organizza un mercatino delle pulci dove ognuno è invitato a portare qualcosa da vendere. Il ricavato è ovviamente raccolto per la causa dei piccoli profughi. Sarà in questa occasione che l’esuberanza di Ester e le sue inarrestabili idee metteranno in difficoltà Signe. Ma ti lascio scoprire da te come riusciranno, infine, a cavarsela.

Una breve parentesi devo farla in merito a un commevente cameo: i troll da matita che Signe ha ereditato dall’infanzia della mamma e che mi hanno fatto fare un inevitabile tuffo anche nella mia. Credo che terrò sempre con me le fedeli illustrazioni di Emma AdBåge. Tra le pagine del libro appare un troll in cima a ogni capitolo e c’è, a un certo punto della storia, una pagina è dedicata interamente a loro.

Titolo: Per davvero, Ester?
Autore, illustratore: Anton Bergman, Emma AdBåge
Editore: Beisler
Anno: 2023
Tradotto da: Samanta K. Milton Knowles
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Autore

  • Ester

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