Un abbraccio di baci, un racconto da eseguire

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Da quando ho iniziato a scrivere di libri sul blog mi capita di ricevere, oltre alle pubblicazioni di editori, presentazioni di saggi e racconti auto-pubblicati. Premetto di non avere le competenze per valutare se e come un’opera possa avere o meno successo nel mercato editoriale, dunque, il mio punto di vista è quello di un’assidua lettrice ad alta voce e le mie riflessioni sopra ogni titolo hanno sempre uno sguardo rivolto ai destinatari di quei racconti, principalmente i bambini. Negli anni ho imparato a riconoscere una serie di sfumature che provocano, durante la lettura, un autentico coinvolgimento.

Tra le proposte arrivate alla mia casella di posta o alla mia cassetta delle lettere, alcune sono sicuramente riuscite a cogliere nel segno il messaggio preannunciato; questo mi spinge a dar voce a queste storie qui sul blog, sperando di poter contribuire alla loro diffusione.

Proprio tra gli inediti, verso la metà di novembre mi ha scritto un papà per presentarmi il libro da lui realizzato. Un racconto dedicato alla relazione affettiva di cui hanno bisogno i bambini (e non solo!) espressa in modo giocoso e simbolico. Una serie di baci a forma di cuore si anima per scorrere nella dolce narrazione, fino a raggiungere il “gran finale” che ben s’incastra nel ritmo della storia.

“Ciao, mi presento. Mi chiamo Francesco e ho 30 anni. Babbo di due bambini uno di 3 anni e uno di 8 mesi. Ti contatto perché ho da poco intrapreso un nuovo progetto. Ho scritto un libro, un libro per bambini. O meglio un libro per noi genitori. Il libro si chiama Un Abbraccio di Baci ed è una storia da eseguire. Ogni pagina del racconto viene aggiunto un bacio sul viso del bambino fino a riempirlo di baci. Il tutto sfocia nella pagina finale con un tenerissimo abbraccio, un abbraccio di baci.”

 Francesco Giacomelli 

Francesco Giacomelli ci racconta il suo “libro da eseguire”

Ciao Francesco,
innanzi tutto, grazie per l’interesse mostrato verso il blog. Ho ricevuto il tuo albo e ho particolarmente apprezzato la semplicità e il ritmo giocoso che tanto piace ai lettori piccolissimi. Com’è nato il tuo progetto?

Ciao Ester, ringrazio te della professionalità e del tempo che mi metti a disposizione.
Il progetto è nato grazie al mio primo figlio, Niccolò, in un periodo complicato che tutti, chi più chi meno, abbiamo vissuto: il Covid. Precisamente nella seconda ondata, marzo 2021, quando nonostante la giovane età (avevo 28 anni) il Covid ha colpito duro: broncopolmonite.
Per salvaguardare mia moglie Irene e Niccolò decisi di spostarmi a casa dei miei genitori, entrambi positivi, e lì sono rimasto per 35 giorni.
Con Irene facevamo tante videochiamante, anche per farmi sentire da Niccolò. E così nacque un semplice gioco con lui “ti butto un bacio sulla guancia: prendilo!” e Irene glielo dava al posto mio.
Beh, quel periodo per fortuna è passato e non posso nemmeno spiegare l’emozione nel rivedere mia moglie e mio figlio dopo tutto questo tempo.
Ma nonostante fossi tornato a casa Niccolò continuava ogni tanto a chiedere di fare questo gioco. Così, dopo un anno circa, ho deciso di scrivere questo libro, solo per lui. Per farlo diventare un nostro ricordo di quel periodo, facendo delle illustrazioni che lo rappresentassero.
Mia moglie mi ha spinto poi a fare il passo di pubblicarlo: essendo alla prima esperienza e visto che più o meno era già quasi tutto fatto, ho deciso di appoggiarmi ad una casa editrice di self-publishing, YouCanPrint, che mi ha aiutato a realizzare tutto questo.

Se lo hanno avuto, qual è stato il ruolo dei tuoi figli nella costruzione della narrazione?

Direi che sono stati molto importanti considerando che un anno preciso dopo questo brutto periodo, proprio a marzo, è arrivato il piccolo Davide. Già durante la gravidanza l’idea del libro era nella mia testa e con Niccolò ci scherzavo, ma mancava quel passo che non avevo il coraggio di fare.
Lo scatto decisivo è stato dopo la nascita di Davide. Infatti, dì lì a pochi mesi (luglio 2022) ho deciso di fare sul serio. Ma fino a novembre il libro ha avuto tante piccole modifiche. Dimensioni diverse, immagini cambiate e testo più fluido.
I miei figli hanno avuto un ruolo importantissimo nella narrazione, soprattutto Niccolò che avendo già 3 anni mi seguiva molto meglio nei racconti.
Ogni volta che modificavo qualcosa nel testo poi lo stampavo e la sera lo leggevo a Niccolò come storia della buonanotte e vedevo che effetto faceva sia da parte mia nel leggerlo, sia da parte sua nell’ascoltarlo. Volevo che fosse orecchiabile ma allo stesso tempo non troppo banale.
Mi sono divertivo tanto a far “muovere i baci” sul suo viso con vari giochi che si rifacevano ai vecchi tempi.
Finché alla fine sono arrivato ad un punto in cui ho detto: “Ok, siamo pronti”.
Posso dirti che erano in pochi a sapere di questo progetto ma sicuramente oltre a loro due ho avuto un aiuto anche da mia moglie e da alcuni miei amici, che nella narrazione mi hanno saputo dare dei piccoli ma utili consigli.

L’autore Francesco Giacomelli mentre legge ai suoi bambini.

Prima di scrivere “Un abbraccio di baci” intuisco che sei stato e sei un lettore ad alta voce e che i racconti fanno parte della relazione con i tuoi figli. Ci sono degli albi illustrati che ami particolarmente leggere ai tuoi bambini (e loro ascoltare)?

Oh, sì. Se penso che quando è nata la storia era solo una confusione di frasi buttate lì senza un ordine logico, mi viene da ridere. È proprio grazie ad alcuni albi dal quale ho preso ispirazione se sono riuscito a fare ordine.
Primo tra tutti Ti voglio bene anche se di Debi Gliori che mi è sempre piaciuto per la sua dolcezza e per quelle rime che mi aiutano a ricordare che ogni bimbo, anche il più casinista, è da amare.
La ritmica che faceva scaturire un bacio ogni pagina invece l’ho presa da un libro che amava tantissimo Niccolò, Il Piccolo bruco maisazio di Eric Carle: lo abbiamo finito da quante volte è stato sfogliato.
Infine, per i disegni mi sono ispirato a due libri in particolare, Che rabbia! di Mireille D’Allance e I tre piccoli gufi di martin Waddell e Patrick Benson. Ci tengo a dire però che le mie illustrazioni non sono niente a confronto con le loro.

Quindi per riprendere la domanda: sì, la lettura con i miei figli è fondamentale. Mi piace, come ogni genitore, leggere loro libri con intonazioni diverse e cercare di fare voci contrastanti per far sviluppare loro la fantasia tra una pagina e l’altra.

Grazie per il tempo dedicato!

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Autore

  • Ester

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